Ricevere la bellezza
- lorenzasciarini

- 16 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 giu

Durante il mio recente viaggio in Mozambico mi è accaduto qualcosa difficile da descrivere.
Non si trattava di vedere di più.
Non si trattava nemmeno di comprendere di più.
Era piuttosto una diversa disponibilità a ricevere.
Ricevere il silenzio.
Ricevere la presenza degli animali.
Ricevere la bellezza senza doverla cercare.

Più osservavo la natura, più mi rendevo conto che non mi stava chiedendo nulla.
Non dovevo capire.
Non dovevo interpretare.
Non dovevo ottenere qualcosa.
Mi invitava semplicemente ad essere presente.
Durante il soggiorno ho trascorso molte ore immersa nella natura, osservando gli animali nel loro ambiente naturale.
All'alba, nella nebbia del mattino. Nelle ore più calde della giornata. Al tramonto, quando la luce cambia e ogni cosa sembra rallentare il proprio ritmo.
Osservare gli animali selvatici è un'esperienza molto diversa dall'incorntro con gli animali domestici.
Gli animali che condividono la nostra vita hanno sviluppato, nel corso dei millenni, una relazione profonda con l'esssere umano.
Vivono accanto a noi, si adattano ai nostri ritmi e partecipano alla nostra quotidianità.
Gli animali selvatici, invece, appartengono completamente alla natura.
Non hanno bisogno di noi.

La loro esistenza è legata alla sopravvivenza, all'equilibrio del loro ecosistema e alla continuità della loro specie.
Quando li osserviamo con rispetto, comprendiamo rapidamente che non siamo il centro del loro mondo.
E forse è proprio questa una delle lezioni più preziose che possono offrirci.
Negli ultimi mesi ho avuto l'opportunità di approfondire il mio percorso personale e intuitivo.
Non mi sentivo più aperta o più presente rispetto ad altri viaggi, ma diversa.
Più integrata.
Più radicata.
Più disponibile a ricevere ciò che la vita aveva da mostrarmi.
Con meno bisogno di comprendere tutto attraverso la mente e più disponibilità ad ascoltare ciò che emergeva spontaneamente.
Forse è stato proprio questo a trasformare il modo in cui ho vissuto ogni incontro, ogni alba e ogni istante trascorso nella natura.
Ad un certo punto ho avuto la sensazione di non stare semplicemente osservando la natura.
Ne facevo parte.
Non era un pensiero.
Non era una convinzione.
Era una percezione profonda viva.
Come se la bellezza che mi circondava non fosse soltanto qualcosa da osservare, ma qualcosa da sentire.
La percepivo in modo più intenso e sottile allo stesso tempo.
Come una presenza silenziosa che attraversava il corpo, amplificando il senso di connessione, di appartenenza e di gratitudine.
Non saprei descriverlo diversamente.
Era come se ogni alba, ogni incontro con un animale, ogni istante trascorso nella natura trovasse una risonanza più profonda dentro di me.

Gli animali selvatici mi hanno ricordato qualcosa che avevo sempre saputo ma che in quel momento sentivo pienamente.
L'importanza della presenza.
Di un ascolto che non coinvolge soltanto le orecchie, ma tutto il nostro essere.
Un ascolto che passa attraverso il corpo, il silenzio, l'osservazione e la capacità di essere completamente disponibili a ciò che accade nel momento presente.
Quando rallentiamo davvero, smettiamo di attraversare i momenti.
Iniziamo ad abitarli.
E ciò che fino a poco prima sembrava ordinario si riempie di significato.
Non perché il mondo sia cambiato.
Ma perché siamo cambiati noi.
Più presenti,
Più disponibili a ricevere.
Più aperti a lasciarci toccare dalla vita.
Ed è proprio in quei momenti che ho compreso più profondamente una frase che mi accompagna da tempo :

Beauty is the language of the heart
La bellezza è il linguaggio del cuore.
Non la bellezza come qualcosa da possedere o da inseguire.
Ma la bellezza come esperienza viva.
Come linguaggio silenzioso che la natura ci parla continuamente.
Un linguaggio che possiamo percepire quando smettiamo di voler controllare, interpretare e comprendere ogni cosa attraverso la mente.
Quando permettiamo al cuore di ascoltare.
Forse è questo uno dei doni più grandi che la natura e gli animali selvatici possono offrirci.
Ricordarci che la bellezza è già presente.
Che la connessione è già presente.
Che l'appartenenza è già presente.
Dobbiamo soltanto rallentare abbastanza da accorgercene.
Gli animali selvatici non mi hanno insegnato qualcosa di nuovo.
Mi hanno aiutata a ricordare.
A ricordare che siamo parte di un tutto infinitamente più grande di noi.
A ricordare che la natura non è qualcosa che osserviamo dall'esterno.
La natura è ciò di cui facciamo parte.
E forse, quando il cuore riconosce questa verità, torna finalmente a sentirsi a casa.




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